Ok, questa è una canzone che ho scritto per gli Storyboard. Ci sono molto affezionato, è nata un anno fa – più o meno – e ogni volta che la rileggo e la riprendo in mano per limarla mi rendo conto che ha sempre qualcosa da dirmi. Ogni tanto quando scrivo canzoni riesco davvero a rubare uno scorcio di quei sentimenti, di quelle impressioni, che porto dentro di me in forma cristallizzata, più come situazioni archetipe che come riferimenti precisi. E’ la stessa differenza che c’è tra pensare all’amore e pensare alla persona che ami. L’amore, in questa accezione è una specie di “forma”, di categoria. Le mie categorie sono spesso immagini miste a sensazioni, odori, paesaggi, stagioni. L’inverno è uno dei setting delle mie storie, neanche il mio preferito a dire la verità, anzi. E infatti questa canzone mi stupì fin da subito, non perché sia bella o brutta, ma perché è vera. E non sto parlando di autenticità spicciola, sto parlando di aderenza alla descrizione di una di queste forme archetipiche. Cioè: man mano che scrivevo la canzone, mi rendevo conto che, cavolo, si riferiva davvero a qualcosa di molto personale; e non parlo di situazioni specifiche: è una canzone che non parla di alcuna persona realmente passata dalla mia vita. Parla della categoria dell’hide and seek. E dico hide and seek perché mi fa senso dire “nascondino”- chissà perché, poi. L’hide and seek, nella mia personalissima terminologia, è quel movimento in cui due persone giocano a incontrarsi e sfuggirsi a vicenda, a lasciarsi indizi e tracce, a separarsi pochi millimetri prima che le loro labbra si tocchino. Una cosa che alla mia mente cinematografica (cioè, quella che si fa i filmini), piace molto. Cioè, è il momento che precede immediatamente la concretizzazione. E’ il momento in cui io so che mi vuoi e tu sai che ti voglio e ci crogioliamo in un’attesa un po’ narcisistica e un po’ giocosa. Perché tanto lo possiamo fare, sappiamo che abbiamo già deciso come andrà a finire. Non so perché la scelta dell’inverno: ho un’immagine. Una foresta in montagna, vicino a Firenze. Piena di neve, con un rifugio abbandonato e la luce accecante del sole invernale che filtra generosamente dagli alberi e fa scintillare la neve caduta durante la notte. Ma poi, nella mia canzone succede qualcosa: “E poi / mi perderai / perché io vivo di mille emozioni / e tu non sei niente / di fronte all’inverno”. Ecco, questa è forse la vera chiave di lettura dell’intero pezzo.
Cioè, è la mia stessa dichiarazione iniziale: quello che conta è l‘Inverno, cioè lo scenario, l’archetipo, il contenitore. L’inverno sembra quasi una fascinazione estetica, come se in realtà l’hide and seek fosse tra il protagonista della canzone e la situazione stessa, non tanto un’ipotetica altra persona - che non c’è, infatti. Me la sono sempre immaginata come una figura eterea e bianca, come la neve, che però può anche fare danni quando si accumula sui rami degli alberi (ma spezza ogni ramo la forza che hai). E’ come se il protagonista, ad un certo punto, smettesse di inseguire l’altra persona per concentrarsi sull’estasi dell’Inverno, cioè sulla bellezza della situazione in quanto tale, a prescindere dai suoi protagonisti. Suppongo che faccia freddo, ma non so se ad abbassare la temperatura sia la neve o, piuttosto, il brivido. Il freddo ha un’azione da un lato sterilizzante sui contatti, dall’altro quasi rincuorante (la sensazione di stare al caldo quando fuori fa freddo).
INVERNO
Intro:
Luce fredda del mio inverno
Finchè vivi tutto è eterno
Luce fresca per la terra
Sei la pace, sei la guerra
Strofa:
E sembrerà la prima volta
Che mi nascondi vecchi segreti
Ormai consumati
Ti cercherò in ogni rifugio
Mentre la neve mi avvelena
Come una scusa
Pre-chorus:
E poi
Mi perderai
Perché io vivo
Di mille emozioni
E tu non sei niente
Di fronte all’inverno
Chorus
Neve saremo io e te
Vortici caldi nella bufera
Sciogli l’inverno con me
Arriverà la primavera
Strofa
Mi scoprirai senza clamore
Sospirerai gocce d’amore
Che sciolgono un sole
Più freddo che mai
Ti affronterò senza timore
Ti ammirerò, coltre di neve
Baciando il dolore che porti con te
Pre-chorus
E poi
Tu ti scioglierai
Sei come la neve
Gentile e fugace
Ma piega ogni ramo
La forza che hai
Chorus
Neve saremo io e te
Vortici caldi nella bufera
Sciogli l’inverno con me
Arriverà la primavera
Outro
Luce fredda del mio inverno
Finchè vivi tutto è eterno
Neve bianca, neve fresca
Questo inverno è la mia festa
Boh, a me piace ogni volta che la leggo. Cioè, no, non è che mi piace. E’ che mi parla di me. Credo che, seppure l’essere troppo affascinati dai concetti in sé possa essere deleterio – si finisce per innamorarsi dei sentimenti, e non delle persone – questi movimenti della nostra anima siano davvero belli da seguire di tanto in tanto, anche solo per godersi lo spettacolo e trarne qualche spunto puramente estetico. Già, perché poi il difficile per molti di noi è capire che tra sentimenti e realtà ci sono le persone, e amare qualcuno è una cosa davvero difficile, almeno secondo me. Cioè, stabilire una connessione che sia davvero tra te e l’altra persona, e non tra te e l’idea di amare, o tra te e l’idea che ti fai di una persona.
Quest’anno, ho finito di scriverla. Mancava il ritornello, e ora c’è. Che sia tornato l’inverno?


